Ce ne eravamo fatti promotori anche noi il giorno in cui era stata ufficializzato che il trenino giallo si fosse fermato per sempre: il Pigneto, con la dismissione di questo scalcinato ma pittoresco mezzo di locomozione, aveva perso l’ennesimo simbolo iconico che andava così ad aggiungersi al vecchio ponticello e ai tanti pini che caratterizzavano il quartiere fino a poco tempo fa. Il trenino giallo, fonte di ispirazione per tanti artisti – pittori, fumettisti, poeti – non poteva e non doveva finire nel dimenticatoio così, da un giorno all’altro.
Per questo motivo l’Ecomuseo Casilino, che celebra in questi giorni l’anniversario del suo riconoscimento dall’Unesco come ONG per la salvaguardia del patrimonio immateriale, ha deciso di scendere in campo chiedendo di “salvaguardare una biografia collettiva che non può essere archiviata con una promessa di efficienza”.
“Chiediamo attenzione alla memoria” afferma l’ONG, lanciando attraverso i suoi canali social un “Appello per la salvaguardia del patrimonio storico del Trenino Giallo” e chiedendo un incontro “per costruire un memorandum di azioni concrete”.
Tra le proposte dell’Ecomuseo Casilino figurano “un’ultima corsa simbolica, letture di commiato” e, a livello strutturale, “un museo sulla memoria della linea o interventi sulle infrastrutture della futura linea che omaggino il trenino. Perché il progresso – si legge sui suoi canali social – “ha senso solo se porta con sé la propria storia”. Parole sante.
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