Una domenica pomeriggio alternativa, mentre gran parte della città era distratta dal derby Roma-Lazio e dagli Internazionali di Roma, trascorsa in marcia lungo via Casilina per far valere i propri diritti e scongiurare l’isolamento dei propri quartieri: è andata così ieri nel quadrante est della capitale, con una variegata umanità unita in una marcia lenta ma decisa.
A tramontare, il 4 marzo scorso, era già stato il trenino giallo in seguito alla collisione con un’altra vettura nei pressi di Ponte Casilino: a causa della sua conseguente soppressione, Roma est si è mobilitata scatenando in rete un tam tam condito da uno slogan – Senza (Trenino) Non Si Può – per chiederne il ripristino a nome di una cittadinanza amareggiata.
Poco, a dire il vero, lo spazio mediatico che è stato dedicato alla manifestazione di ieri: in ballo c’era il futuro di tre quartieri – Centocelle, Torpignattara, Pigneto – ma la notizia e le immagini di una popolazione che marcia lungo binari abbandonati e morti, su cui l’erba è sempre più alta, non sembra aver attirato le attenzioni dei media mainstream.
Ad ogni modo, ieri, è stata scritta una pagina importante della storia di Roma est: tocca domandarsi, oggi, come mai l’evento sia stato snobbato dai media convenzionali ma, soprattutto, quanta potenzialità avrà nel poter cambiare un futuro che sembra già scritto. Le parole, le intenzioni, sono bellissime: ma adesso, sciolto il corteo, cosa sarà di questi quartieri?
Occorrono risultati concreti che facciano da seguito agli slogan. La preoccupazione è che quello di ieri possa essere ricordato solo come uno straziante commiato, una marcia funebre collettiva dietro a un trenino giallo che non c’è più: non c’era ieri, non c’è oggi e, domani, chissà.